La prima barca deve
essere senz'altro alla portata delle capacità dell'autocostruttore novizio, in
modo da poterla completare e varare prima di scoraggiarsi e rinunciare. Una barchetta agile
e pratica da gestire come un Laser, veloce da armare e disarmare, è senz’altro qualcosa di molto divertente, e se poi uno se la costruisce da solo il tutto è ancora più appagante, anche perché a differenza di uno scafo acquistato, l’autocostruttore non termina l’opera con il varo, ma subito dopo inizia la lunga e inesauribile serie delle modifiche
e dei perfezionamenti che inevitabilmente si renderanno necessarie mano mano che
procedendo con l'utilizzo si affina l'esperienza ed emergono i normali piccoli difetti.
Anche questa è una soddisfazione non da poco, quella di non lasciare le cose come stanno e poter intervenire da soli in modo sempre “risolutivo”.
Ma ad una certa età, come il sottoscritto, non più giovanissimo, passeggiare o
fare acrobazie a poca distanza dalla costa dopo un po’ di tempo viene a noia, e, cercare di fare di più con una piccola barca diventa faticoso e anche rischioso.
Quando si incomincia ad essere stanchi di andare in barca seduti sul bordo o addirittura fuori, nel costante rischio della scuffia, si incomincia a pensare al cabinato, al piacere di navigare in tranquillità godendosi il vento e il mare, coprendo lunghe distanze comodamente seduto nel pozzetto con andature mai esasperate e sbandamento sempre contenuto, senza la preoccupazione di rientrare quando il vento rinfresca, o appena il mare è un po’ troppo formato, quando l’appetito inizia a farsi sentire, oppure quando si è
un pò stanchi.
Il problema di passare da una deriva di 4 metri ad un piccolo cabinato da 18 –22 piedi si pone in due termini.
Il primo è che si va incontro ad una spesa di un paio di decine di migliaia di euro se si sceglie sul nuovo,
oppure di circa 5-10000 euro se nell’usato.
Il secondo e più condizionante problema è che, a fronte della spesa sostenuta, bisogna accettare dei compromessi in quanto è difficile trovare qualcosa che veramente piaccia o che incontri esattamente i gusti o le esigenze dell'acquirente.
A questo punto si inizia a valutare la possibilità di una barca costruita a misura delle proprie esigenze. Ma in seguito si vedrà che questo è un discorso che, almeno in teoria, andrebbe affrontato con il senno del poi, perché spesso non avendo la esatta cognizione delle proprie esigenze rispetto ad una nuova esperienza è facile operare delle scelte che possono poi risultare inadeguate. Per una costruzione, per così dire “customizzata”, ci si può rivolgere ad un progettista nautico attingendo a quanto già ha realizzato con un certo numero di esemplari naviganti, magari con qualche modifica a richiesta, oppure (e questa è la scelta più costosa ed anche rischiosa) chiedendogli di eseguire un progetto ex novo.

Per una barca di 6-7 metri i costi per un nuovo progetto sono senz’altro sconsigliabili, se non altro per il motivo sopra citato, del risultato in pratica tutto da valutare e che potrebbe essere alla fine deludente, perché anche i professionisti del settore, nel loro fervore creativo e innovativo, possono anche incappare in qualche insuccesso. Meglio quindi acquistare un progetto già definito, collaudato da un buon numero di esemplari naviganti e di cui si conoscano le caratteristiche in bene e in male e ad un costo di gran lunga inferiore.
Il progetto fai da te. E’ un discorso affascinante perché, come ho già detto, per un appassionato la vera autocostruzione è quella integrale, dai disegni del progetto fino alla cucitura delle vele. Ma è pieno di rischi, difficile da affrontare in assenza di una buona preparazione o almeno senza una esperienza che consenta di intuire le scelte progettuali che permettano alla barca di muoversi e manovrare agevolmente, di avere un buon centraggio e soprattutto di navigare in condizioni di sufficiente sicurezza. Richiede perlomeno una lunga gavetta, con alle spalle parecchie costruzioni e con un crescendo di dimensioni e complessità. Quindi, se oltre al piacere di realizzare una barca totalmente farina del nostro sacco, ci vogliamo anche navigare oltre le 6 miglia, magari con la famiglia e i bambini, allora è meglio scegliere un progetto professionale, già conosciuto, che darà sicurezza e garanzie, magari accontentandoci di modificare gli interni secondo i nostri gusti o le necessità. D’altra parte la barca autocostruita, anche se viene da un progetto molto diffuso, viene sempre reinterpretata da
ciascun costruttore in modo abbastanza personale, e quindi difficilmente capiterà di ormeggiare vicino a una barca identica alla vostra, neanche fosse uno dei diffusissimi
Comet, Beneteau
o Jeanneau. Sia che partiate di fogli di compensato, dal kit pretagliato, o dallo scafo
semi allestito, anche se il progetto ne ha sfornate migliaia, una barca autocostruita è sempre un originale.
Uno dei motivi per cui purtroppo non sono mai arrivato ad iniziare la mia autocostruzione è stato che all’epoca, per le mie esigenze, occorreva una barca abitabile e
neanche troppo piccola. Quindi iniziare con un 10 piedi e fare una lunga escalation costruttiva che mi portasse ad avere abbastanza esperienza per poter autocostruire un 7 metri non era ormai il mio caso, perchè la barca la volevo in tempi
brevi, e tutto questo era in totale contraddizione con la filosofia dell’autocostruzione. Di questo oggi mi pento perché
a suo tempo non realizzai che la costruzione della propria barca è buona parte del divertimento e forse anche di più, è una grande soddisfazione che ripaga ampiamente di tutto il tempo e il lavoro necessario, ma
oggi non è detto che non ci ripensi, ripartendo proprio dal piccolo, visto che ormai non è più tempo per navigazioni d’altura, ma per passare il tempo va bene anche
un OSS (one sheet
Skiff =barca fatta da un solo foglio di compensato), come
il semplice e graziosissimo dinghy portoghese del sito di Hannu Vartiala, anche se le forze
non sono molte l'importante è partire e poi con calma arrivare fino al completamento.